Teletoscana: due radioamatori fiorentini all’origine della televisione privata via etere...
di Massimo D’Amico

 

Sono davvero in pochi a sapere che la storia dell'informazione televisiva pluralistica via etere nacque a Firenze nel 1973 ad opera di una società nella quale ebbero un ruolo determinante due radioamatori: Carlo Luigi Ciapetti I5CLC, ideatore e promotore dell’iniziativa, e Valerio Anglani I5AVB, tecnico di grande valore che realizzò tutti gli impianti.

 

Fu anche grazie alla loro opera appassionata e consapevole che si avviò quella serie di eventi il cui risultato - nel volgere di pochi anni - ebbe l’effetto di portare l'Italia a compiere un autentico balzo in avanti: rotte le catene di un monopolio e di una censura anacronistici, poté esser iniziata l'edificazione di quel sistema radiotelevisivo pluralistico nel quale oggi viviamo, un avvenimento, di rilevante importanza civile [1].

 

Per poter comprendere meglio da quali presupposti - storici, etici, culturali e sociali - abbia tratto origine questa porzione della nostra storia patria, è opportuno tornare a quell’epoca: nell'arco di 20 anni, dopo la fase della ricostruzione postbellica, un intervento pubblico a sostegno dei settori produttivi aveva generato un boom economico che, all'inizio degli anni '60, aveva piazzato il nostro Paese fra quelli più industrializzati. Ciò era avvenuto senza alcuna pianificazione ed aveva generato uno squilibrio sociale molto accentuato: indotti anche da quell'enfatico - ma non del tutto sterile - movimento del "Sessantotto", ai movimenti di contestazione era seguito un nuovo atteggiamento della società italiana.

 

I primi anni '70 vedevano infatti nel pubblico un rinnovato interesse individuale verso la partecipazione agli eventi politici, intesi come l'unica occasione possibile per promuovere un rinnovamento sociale e, con esso, un riequilibrio dei valori su gerarchie diverse da quelle dei decenni precedenti, attuatesi  in un contesto completamente diverso.I temi da trattare erano d'altronde di fortissima rilevanza: si andava dalla regolamentazione del divorzio e dell'aborto fino al contenimento dell'eversione estremista, alle nascenti strutture regionali, ai nuovi regimi di tassazione, alla riforma sanitaria nazionale, a cento altri ancora. Temi la cui importanza civile appare tuttora estrema, pur nel ricordo degli incredibili errori commessi e, forse, soprattutto per questo.

 

Per affrontarli consapevolmente, agli italiani non era offerto altro mezzo d'informazione radio e televisiva che la piatta e servile disciplina della RAI/TV nei confronti di un mondo politico che l'aveva completamente lottizzata ed asservita, consentendo che si perpetuasse un monopolio nato nel lontano 1924, rinnovato poi alla scadenza nel 1972.

 

I due programmi RAI allora disponibili erano tetri e particolarmente odiosi: un'informazione pedissequamente legata al regime politico dominante, scelte culturali troppo spesso ispirate ad un gretto conformismo, allettamenti spettacolari di minima levatura [2] ed una totale assenza del colore, che gli altri Paesi avevano ormai da tempo adottato. Nella norma dei regimi di monopolio passati e futuri, la RAI/TV si poteva permettere di fare ciò che voleva, senza doverne render conto ad alcuno, tanto meno ad un pubblico che per di più era costretto dalla Legge a pagare un canone di abbonamento !

 

In passato c’erano stati dei flebili - e peraltro subito rintuzzati - tentativi di opposizione al monopolio, ma allora cominciavano ad evidenziarsi segni d'insofferenza, sia nella pubblica opinione che in sede parlamentare, anche se limitatamente a chi era finito col restare al di fuori della stanza dei bottoni.

 

In quanto alla contestazione diretta, la situazione era abbastanza scoraggiante: la rigorosa cura con cui veniva fatto rispettare il monopolio, mediante la ferrea attuazione della Legge sulle trasmissioni radio e televisive, aveva finito con lo scoraggiare ogni iniziativa [3].

 

Gli unici tentativi che avevano avuto un qualche successo riguardavano solo i ponti ripetitori per la ritrasmissione dei programmi televisivi di alcune emittenti straniere - per esempio, la francese Antenne 2 in SECAM dalla Corsica e la jugoslava TV Koper (Capodistria) in PAL, che utilizzavano entrambe il colore - specie in zone di confine o di buona ricevibilità. Anche se l'informazione che queste potevano offrire non concerneva certo adeguatamente le problematiche italiane, era sempre meglio che nulla: un occhio in più sul mondo e a colori, per di più.

 

Nella ritrasmissione di queste emittenti si era impegnato a Firenze Mauro Montagni, un imprenditore vicino al mondo radioamatoriale che nel 1970 aveva permesso a pochi amici - ma anche a diversi rappresentanti delle autorità, che affollavano la sua casa [4] - di vedere nella nuova dimensione del colore le partite dei Campionati Mondiali di calcio di Città del Messico, trasmesse dalla Corsica da Antenne 2. L'esperimento fu ripetuto con le Olimpiadi di Monaco del 1972.

 

Giova a questo proposito ricordare come la più solerte fra le sedi della polizia postale, la famigerata Escoposte, si fosse rivelata proprio quella del capoluogo toscano, diretta dal Dottor Meniconi [5]. E siccome la reazione è sempre legata all'azione, a Firenze erano in molti a ritenere che i tempi fossero ormai maturi per un'azione diretta volta all'abolizione del monopolio RAI/TV - come detto già scaduto nel 1972 - sul quale il Parlamento esitava a porre una adeguata e dignitosa pietra tombale. Era, insomma, necessario impegnarsi civilmente per giungere ad un nuovo assetto legislativo che permettesse l'attuazione della pluralità e della libertà d'informazione prevista dall'articolo 21 della Costituzione.

 

Nella pur modesta rilevanza della diffusione "via cavo", che consentiva di raggiungere un numero assai limitato di abbonati collegati fisicamente, era nata nel 1971 in Piemonte "Telebiella", voluta da "Peppo" Sacchi, un giornalista amico di Dario Fo e Franca Rame, che la gestiva insieme alla moglie Ivana. Telebiella era stata ampiamente perseguitata ma seguitava a trasmettere.

 

All'inizio del 1973 Ciapetti venne a conoscenza di questa iniziativa e decise di andare a vedere come questa si fosse realizzata e l’impressione che ne riportò lo riempì di entusiasmo: tutta la cittadina piemontese era schierata intorno a Peppo, Ivana ed ai suoi collaboratori che - in uno stanzone pieno di fili, di macchine complicate, di luci e di quinte, fra giornalisti esperti e ragazzini appassionati promossi a cronisti - realizzavano, giorno per giorno, programmi di una vivacità e di una ricchezza informativa assolutamente sconosciute all'universo dei telespettatori italiani.

 

Ciapetti realizzò tuttavia che se pur Telebiella aveva fattivamente evidenziato la necessità di un'informazione alternativa a quella del monopolio statale - realizzando così il primo studio di produzione televisiva privata - sarebbe stato solo con la contestazione del divieto di emissioni via etere (cioè con trasmissioni circolari, ossia ricevibili da chiunque e non solo da una ristretta cerchia di abbonati collegati via cavo) che si sarebbe potuta concretizzare una vera opposizione al monopolio RAI/TV.

 

Il pretesto ufficiale della trasmissione "via cavo" avrebbe invece potuto essere una ottima copertura per mettere su una struttura produttiva ed organizzativa che si preparasse invece alla trasmissione "via etere".

 

Tornato a Firenze Ciapetti ne parlò subito con l’Anglani, un tecnico che già effettuava riprese televisive a circuito chiuso [6] per manifestazioni sportive e che aveva non solo parte del materiale necessario ma anche la necessaria preparazione tecnica e di know-how: dopo una lunga discussione giunsero alla conclusione che l'idea era concretizzabile !Ne discussero allora con Pierluigi Cagli, un professionista che si occupava di pubbliche relazioni, e con Gianfranco Melli, un buying agent dinamico e particolarmente introdotto nel mondo politico fiorentino, che non ci misero molto ad entusiasmarsi a loro volta, estendendo questo entusiasmo a Ruggero Pasega, un famoso creativo pubblicitario [7], ed a Giordano Goggioli, giornalista sportivo de "La Nazione". Venne così decisa da Ciapetti, Melli e Anglani la costituzione una società, con il nome di "Teletoscana", alla quale pensarono di chiamare a far parte anche alcuni esponenti politici cittadini, mostratisi sensibili al tema della libertà d'informazione.

 

Teletoscana fu quindi costituita nell'aprile 1973 come società a responsabilità limitata, con sede in Borgo Santi Apostoli 18: Melli ne era il Presidente, Anglani il Vice Presidente e Ciapetti l'Amministratore Delegato. Poco dopo ne entrarono a far parte anche il giornalista della Regione Toscana Andrea Domenichini e l'avvocato Paolo Niccoli (entrambi PSI) nonché il futuro Presidente della Camera di Commercio, Fiorenzo Michelozzi (DC). Sempre di area PSI dettero un fattivo contributo esterno anche Vanni Parenti, che sarebbe poi diventato presidente dell'ATAF e di altre importanti istituzioni (PSI), Andrea Von Berger, Presidente dell'Azienda Autonoma di Turismo (PSI), e Gianni Muccini, personaggio di spicco nel mondo della pubblicità, anch’egli di area socialista.

 

Anche nel resto d’Italia si stavano tuttavia avviando iniziative analoghe, tutte ufficialmente basate sulla trasmissione “via cavo”, come "TeleAbruzzo", costituita a Pescara da Veniero De Giorgi, e "TeleVeneto", costituita a Treviso da Franco Batacchi [8], mentre a Piombino aveva iniziato a trasmettere via cavo "Costa Etrusca TV", voluta dal giornalista Ivio Barlettani con l’appoggio di Enzo Tortora, ed a Roma aveva preso il via "Teleroma", per l'impegno dello psichiatra Guglielmo Arcieri. La caratteristica comune di queste iniziative era quella di esser dovute alla fantasia ed al coraggio di personaggi appassionati e disinteressati. [9]

 

Le trasmissioni sperimentali via etere di Teletoscana - le prime in Italia - ebbero inizio nell'Ottobre 1973: da un rudimentale ma efficiente "studio", ricavato nel retrobottega dell'officina di elettrauto che il padre dell'Anglani aveva in Via San Zanobi, i segnali venivano trasmessi ad un ripetitore autocostruito [10] installato sul Monte Secchieta e da qui, ritrasmessi verso Firenze, venivano ricevuti nella "Mostra della Radio e della Televisione", che si teneva allora al Parterre, sugli apparecchi esposti da "Morandi Radio" [11], di proprietà della moglie del Michelozzi.

 

La nuova televisione italiana nacque dunque a Firenze: occasione irripetibile di esperienze tecniche e umane, trasmise per quasi due anni, creando, inventando ed entusiasmando i pochi ascoltatori in grado di riceverne la trasmissioni a colori in un periodo in cui i televisori erano ancora in bianco e nero ed avevano solo due pulsanti, uno per il primo ed uno per il secondo canale, RAI ovviamente.

 

L’entusiasmo era d’altronde la ragion d’essere dei suoi fondatori che, in gran parte, vi dedicavano le loro giornate, non solo organizzativamente ma anche operativamente: mentre l’Anglani ne assicurava il funzionamento (dalla costruzione delle apparecchiature e delle antenne alle riprese in interno ed in esterno, ai montaggi con apparecchiature primordiali, alle invenzioni dei monoscopi), Ciapetti ne componeva il palinsesto e a volte anche la presentazione dei telegiornali come “mezzo busto”, Pasega ne curava la grafica e le basi musicali, entrambe bellissime e ormai introvabili...

 

Oltre all’entusiasmo per i fondatori c’era però in agguato il problema economico: nonostante tutti si fossero personalmente impegnati, senza una adeguata raccolta pubblicitaria i soldi non bastavano mai ! Teletoscana pagò d’altronde lo scotto dei precursori: come prima accennato, i televisori dell'epoca erano ancora quasi tutti in bianco e nero [12] (e quindi il pubblico non poteva apprezzare il fatto che le trasmissioni fossero a colori) ed aveva solo due pulsanti per i programmi ricevibili (e la ricerca dell’emittente non era un'operazione facile per tutti). Fatto ancor più grave, le antenne direttive del pubblico televisivo erano si in gamma UHF - quella in cui trasmetteva Teletoscana - ma puntate verso Monte Serra (RAI 2) con un angolo rispetto a Monte Secchieta di circa 180 gradi: ossia per il minimo segnale !

 

Nell'agosto 1974 iniziarono poi anche le trasmissioni di “Firenze Libera” che, nata per iniziativa dell'avvocato Federico Federici, aveva fra i suoi soci anche gli imprenditori Sandro Del Bene e Piero Cerchiai mentre la supportavano esternamente lo stesso Andrea Von Berger e l'assessore della Regione Toscana Mario Leone, divenutone successivamente Presidente.

 

La differenza fra le due emittenti era notevole.
Teletoscana era senz’altro tecnicamente più efficiente, in quanto aveva acquistato le attrezzature più aggiornate, dissanguandosi, e che poteva trasmettere in diretta; economicamente era messa assai peggio in quanto non poteva contare su introiti pubblicitari, essendo fortemente penalizzata dalla situazione di scarsa ricevibilità prima descritta e quindi con un’audience molto limitata, Firenze Libera - tecnicamente meno strutturata - non poteva trasmettere in diretta e doveva quindi pre-registrare su cassetta i programmi ma questi, la sera, venivano irradiati dal Montagni sullo stesso canale che il pubblico aveva cominciato a conoscere per esser quello che ripeteva TV Koper e quindi poteva contare su un apporto pubblicitario abbastanza considerevole.

 

La competitività che ne scaturì fu interessante ma avrebbe potuto esser assai più produttiva un'unificazione - alla quale le due parti lavorarono inutilmente per diversi mesi - che avrebbe compiuto una sintesi di notevole efficacia. Così, mentre Firenze Libera proseguiva sulla strada di una più accorta azione politica e una più economica gestione delle risorse, con trasmissioni sporadiche ma tutte accompagnate da una notevole enfasi pubblicitaria, Teletoscana seguitò ad indebitarsi pur di poter trasmettere con frequenza sempre più elevata.

 

Nel Novembre 1974, grazie all'opera di Michelozzi, giunse però l'aiuto di un fido della Cassa di Risparmio di Firenze e le trasmissioni divennero quotidiane, con un palinsesto che giunse ad esser pubblicato da "La Nazione" e che comprendeva un telegiornale quotidiano di carattere locale e regionale, programmi, rubriche, interviste e servizi sportivi...

 

In quel retrobottega vennero realizzate innovazioni importanti per l'epoca, anche se oggi possono far sorridere: per potersi far riconoscere, sull'angolo inferiore sinistro dello schermo veniva evidenziata la scritta "Teletoscana" [13];  nel telegiornale una persona a fianco dello speaker dava le informazioni anche nel linguaggio dei sordomuti; un triangolo bianco segnalava l'inizio dei programmi RAI/TV più importanti [14]; la notte venivano trasmessi film senza interruzioni, con grande entusiasmo da parte degli insonni...

 

Le sigle di apertura e di chiusura, create da Pasega [15] con un sottofondo musicale ad hoc, erano bellissime e inusitate, degne di figurare nell’Albo d’Oro della televisione italiana !

 

La prima annunciatrice di Teletoscana fu Lucia Fernandes, cui si avvicendò poi Simonetta Fossombroni, bisnipote dello statista toscano dell'800 [16]. Portavano poi spontaneamente e gratuitamente - fatto assai importante ! - il loro appassionato contributo sia giornalisti affermati come Giordano Goggioli, Direttore Responsabile di Teletoscana, sia giovani alle prime armi, con un bagaglio di entusiasmo eccezionale, come Monica Carovani, in seguito passata alla RAI con una brillante carriera romana, che intervistarono personaggi di grande rilievo - come Vittorio Gassman, involontario protagonista di una "gag" alla Fratelli De Rege - e personalità pubbliche sia nazionali che locali, come Lelio Lagorio, primo Presidente della Regione Toscana, Sindaci e Assessori sia di Firenze che degli altri Comuni del territorio.

 

Ma per quanto entusiasmo ci mettessero i fondatori, per quanto impegno ci profondessero i collaboratori e nonostante i risultati fossero assolutamente incoraggianti, per Teletoscana e per le altre neonate televisioni "libere" l'aria era diventata irrespirabile.Quando fu preannunciato dagli amici romani che stava per essere varato un nuovo e più accanito dispositivo di legge, Teletoscana e Firenze Libera fecero una trasmissione "a reti unite", denunciando ciò che stava accadendo, ma non servì a nulla: il 1° Dicembre 1974, appena un giorno dopo esser stato emanato, fu pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge 603/74 che - voluto da uno dei peggiori arnesi del regime, il ministro Togni - prevedeva confische e arresti.

 

Teletoscana dovette interrompere le trasmissioni per non mettere nei guai il povero Angiolino, pazientissimo babbo dell'Anglani, e passarono alcuni mesi prima che gli amici romani potessero guadagnarci l'appoggio morale dell'onorevole Enrico Manca, responsabile della sezione culturale del PSI: ciò indusse Vanni Parenti ad ospitare tutto il caravanserraglio di Teletoscana nella dipendenza di Villa Olschki - sopra a Bagno a Ripoli,  in cui abitava - e con il Maggio 1975 ripresero le trasmissioni, con un impegno massiccio nella pubblicizzazione delle elezioni che si sarebbero tenute a Giugno.

 

Ma furono proprio queste elezioni a segnare la fine di tutto: la marcata avanzata del PCI mise il PSI in condizioni di maggior forza nel far pesare il suo consenso sulla maggioranza pentapartitica e all'inizio di Luglio lo stesso onorevole Manca - che, "absit iniuria verbis", dopo qualche tempo sarebbe diventato Presidente della RAI... - fece programmare un imperativo "fine delle trasmissioni" !

 

Anche se innovatori coraggiosi, certi del futuro della televisione privata via etere quanto dell'impossibilità di poterla realizzare senza risorse adeguate, indebitati per la mancanza di introiti pubblicitari e nell'impossibilità di ripianare conti irrimediabilmente in rosso, Teletoscana terminò un’avventura iniziata da persone la cui motivazione era stata esclusivamente ideale, tecnica e sociale e venne messa in liquidazione. Non troppo diversa fu la sorte di Firenze Libera. Dalle loro ceneri nacquero poi Canale 48 e Tele Libera Firenze, successivamente confluiti in Mediaset.

 

Raccolta e portata negli anni seguenti al successo da palazzinari come Berlusconi e Ballini o da editori come Monti e Rusconi, sfruttata da farabutti come Mendella e Wanna Marchi, svilita da televendite e pornografia, fu tuttavia così che nacque a Firenze, per opera di due radioamatori,  la televisione privata via etere, una conquista importante - anche se ormai data per scontata - ma di cui non c’è più memoria. 


NOTE
 

[1] Questa storia non e' riportata in alcun libro né in alcuna pubblicazione: è andata semplicemente... dispersa.

[2] Il telegiornale era solo un panegirico ininterrotto dei politici più potenti, gli spettacoli erano talmente censurati da esser giunti ad imporre i "mutandoni" alle ballerine, i film che venivano trasmessi dovevano avere più di 20 o 30 anni, e così via. I giovani che non hanno vissuto quell'epoca potrebbero pensare a ciò come ad una fantasia !

[3] Se si ricorda come nel periodo 1968/72 il Ministero delle Poste e Telecomunicazioni avesse messa in atto un'autentica persecuzione nei confronti dei cosiddetti "CB" - una specie di radioamatori altrove ampiamente autorizzata - è facile immaginare con quale severità venissero perseguiti i tentativi di metter su radio e televisioni alternative !

[4] Appena finiti i Mondiali le autorità se ne andarono ed arrivò la polizia: denunciato alla Pretura di Pontassieve (il ripetitore era sul Monte Secchieta) e condannato, ricorse in Appello e fu assolto; a ricorrere a sua volta in Cassazione fu però il PM Casini (poi divenuto europarlamentare) e nel 1974 l'assoluzione fu annullata; da questa serie di vicende giudiziarie scaturì tuttavia una giurisprudenza interessante, non estranea alla risoluzione definitiva del problema, che risale al 1976.

[5] Persona peraltro assai piacevole e intelligente, le direttive del Ministero PT erano tassative "Farli smettere, con tutti i mezzi !" e lui in effetti non sempre lo faceva di buon grado...

[6] Questo e quello che diceva lui, per non aver problemi con l'Escoposte: in effetti già da tempo i suoi servizi erano in gran parte realizzati via etere e ciò gli aveva fatto acquisire un'esperienza preziosa !

[7] Ruggero Pasega era socio dello Studio Kappa, autore di alcuni fra gli spot più belli che si siano mai visti sugli schermi italiani, dalle figure di plastilina animate per il Fernet Branca alla famosa "linea" della Lagostina...

[8] Con queste due emittenti Teletoscana costituì nel Giugno 1973, a Venezia, il Comitato Direttivo provvisorio della FIET Cavo (Federazione Italiana Editori Televisivi via Cavo).

[9] Che, infatti, sparirono presto dal panorama televisivo nazionale quando questo diventò appannaggio di imprenditori affamati e di affaristi alla ricerca di pubblici da abbindolare....

[10] Lo aveva costruito l'Anglani che, per di più, lo aveva messo sopra il tetto della casa in cui solitamente la sua famiglia passava le vacanze.

[11] Di "Morandi Radio" era proprietaria la moglie di Fiorenzo Michelozzi, sorella di quel radioamatore Giovanni Morandi, Eroe della Resistenza, fucilato dai tedeschi per aver creato e gestito Radio Cora.

[12] Per di più Teletoscana trasmetteva, con lungimiranza, in PAL mentre i pochi televisori a colori in circolazione erano in SECAM per ricevere Antenne 2 dalla Corsiaca.

[13] L'accorgimento fu realizzato con una seconda telecamera che inquadrava la scritta in bianco su fondo nero e mixando le due immagini... a quell'epoca non c'erano ancora le titolatrici elettroniche !

[14] Una misura di cortesia che non fu, ovviamente, ricambiata...

[15] Questo reperto storico sembra ce l’abbia ancora l'Anglani, realizzato in 16 mm sonoro, lo stesso passo nel quale Teletoscana prendeva i film a noleggio dalla San Paolo Film per ritrasmetterli in diretta con un meccanismo complicatissimo ma che tuttavia funzionava alla perfezione.

[16] Firenze Libera si avvaleva come "mezzo busto" di Achille Vuturo, poi consigliere comunale, e come annunciatrice di Maria Luisa Sinatti, solo in seguito rimpiazzata con Cesara Bonamici che in seguto sarebbe diventata una delle presentatrici più importanti di Canale 5.