PRIMO PIANO - 06.11.2006 ore 11:40:00.

 
40 anni di solidarietà per Firenze “tradita”
 
Firenze - Carlo Ciapetti, radioamatore, lo sentirono oltre l’oceano.
Aveva 28 anni quel 4 novembre del 1966 e fu il primo a dare la notizia dell’alluvione a Firenze.
Alle ore 5,30 di quel giorno l’Arno, gonfio di acqua scura e fangosa, tracimò dalle spallette invadendo strade, case, negozi, musei, chiese e biblioteche. Nella città tagliata e silenziosa, senza telefoni né corrente, con gli apparecchi radio istituzionali fuori uso, la sua voce coordinò l’attività nei punti nevralgici della città, tenne viva la comunicazione con il resto del Paese.
Grazie all’aiuto di volontari arrivati da tutta Italia e dall’estero, le opere d’arte furono in molti casi salvate, recuperate, e Firenze tornò alla normalità in un periodo certamente più breve di quello che si era previsto.
Fu un lavoro globale, di solidarietà epocale in cui i volontari si distinsero per l’enorme sforzo fisico e solidale, che garantirono senza alcuna tregua. Li definirono “Angeli del fango” ed oggi la città ha potuto riabbracciare una novantina di loro, commossi dal presente ed orgogliosamente uniti dalla forza del ricordo.
La giornata è iniziata alle 9.30, in Duomo, con la santa messa celebrata dal cardinale Ennio Antonelli in ricordo delle vittime dell’alluvione. A dare il benvenuto ai presenti, parlando dall’arengario di Palazzo Vecchio, e’ stato Ettore Rosato, sottosegretario al ministero dell’Interno. Rosato ha salutato con calore i vigili del fuoco «in servizio oggi e in servizio quarant’anni fà», gli uomini dell’Esercito e i tanti volontari che accorsero a Firenze. Rosato ha ringraziato in maniera altrettanto calorosa le centinaia di ex ’’angeli del fango’’ che hanno accolto l’invito del Comune, del Consiglio regionale e della giunta regionale della Toscana a partecipare al raduno internazionale in occasione dei 40 anni dall’alluvione.
 «E’ stato un dramma che colpi’ la Toscana, l’Italia e il mondo ma vide tante persone lavorare con passione e coraggio per la ricostruzione di Firenze. La citta’ e il nostro paese sono grati a voi’», ha concluso Rosato.
Il sindaco Leonardo Domenici ha poi ringraziato,a nome della città, i volontari che da tutto il mondo arrivarono a Firenze, assieme all’Esercito, per salvare il patrimonio artistico e culturale. «Oggi si respira lo stesso clima, lo stesso coinvolgimento emotivo di 40 anni fa. Oggi si sente ancora nell’aria quella solidarieta’ che arrivo’ a Firenze da tutto il mondo.
E questo clima ci fa capire -ha aggiunto Domenici- che di solidarieta’ ce n’e’ ancora tanto bisogno. Non siamo qui solo per celebrare a ricordare. Vogliamo anzi lanciare da Firenze, citta’ universale, un messaggio chiaro e semplice: partire dalle tragedie, dalle calamita’ naturali per ricostruire, per far nascere un modo diverso e migliore per tutti noi». A conferma della volontà che parte da Firenze, il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, ha firmato il decreto del Piano Strategico Nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico del 2006. Si tratta d’interventi in venti regioni per un impegno complessivo di 220 milioni di euro. Il sindaco ha infine letto il messaggio inviato dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha ringraziato tutti coloro arrivati a Firenze per le celebrazioni dell’anniversario del ’66.
Erano presenti il vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli e le massime autorità regionali e cittadine.
Appena varcato il portone di Palazzo Vecchio, per partecipare alla cerimonia ufficiale del quarantennale, Rutelli e’ stato avvicinato da un uomo di circa 60 anni, il quale ha voluto stringergli la mano. «Sono stato io a salvare il Crocifisso di Cimabue, sono stato io a portarlo in salvo», ha detto l’ “angelo del fango”. Rutelli, commosso, ha colto l’occasione per dichiarare: «Sono orgoglioso di voi tutti, avete fatto una grande opera». L’immagine del capoluogo toscano è stata modellata dai simboli di quarat’anni fa. Tutti i ponti di Firenze hanno cambiato colore, animati con videoproiezioni e spettacolari installazioni di luce. Macchine da fumo e apparecchi laser sul Ponte alle Grazie, simulano l’altezza dell’Arno nel ’66, fra Ponte Vecchio e Ponte alle Grazie. Anche la facciata di Santa Croce è stata illuminata con l’altezza raggiunta dall’acqua in quei giorni. Per alcuni istanti, come allora, fotoelettriche hanno fatto brillare i monumenti da Piazzale Michelangelo. Una gigantesca proiezione sotto la Loggia dei Lanzi trasmette emozioni e ricordi da piazza della Signoria.
Le foto dell’artista Bubi Orlandi campeggiano con 20 pannelli sui Lungarni. Una simulazione di soccorso a Ponte Vecchio, con una vettura e due persone a bordo lanciate nell’Arno, ha esaltato i presenti sulle capacità dei Vigili del Fuoco, peraltro ricordati e premiati per il duro lavoro sopportato nei giorni dell’alluvione. Un convegno pomeridiano è servito per illustrare il piano provinciale d’emergenza ed il sistema regionale di Protezione Civile, commentato dal capo dipartimento della presidenza del Consiglio dei Ministri Guido Bertolaso.
Durante il convegno il sindaco Domenici  ha consegnato un riconoscimento al figlio di Carlo Maggiorelli, dipendente dell’acquedotto travolto dalle acque mentre era in servizio. L’attore Marco Paolini ha allestito uno spettacolo specifico dal titolo ”4 novembre ’66. La guerra grande dell’Arno”, un testo del toscano Francesco Niccolini. Insieme a Paolini sul palco anche Sandro Lombardi e l’attrice toscana Anna Meacci. Lo spettacolo è una cronaca di quei momenti: incalzante, minuto dopo minuto. Di come in ventiquattro ore piovve l’acqua di 100 giorni, di come le dighe furono aperte, di come la città non fu avvertita. Un lungo racconto affidato, oltre che alla voce di Paolini, alle testimonianze dell’epoca, per ricostruire una storia di vita sociale, di dolore e di umanità. Lo spettacolo è stato seguito da tutti i cittadini anche sul maxischermo allestito in piazza Santa Croce che ha proiettato in diretta dal Teatro Verdi. E poi il ricordo del Maggio Musicale Fiorentino, con il concerto aperto alla cittadinanza: la ”Petite Messe Solennelle” di Gioacchino Rossini, una pagina particolarmente toccante e celebrativa dell’intera opera rossiniana.
Perché la città non dimentica ed è pronta a rivivere la sua storia. Con la forza di un ricordo che, a Firenze, è stato scritto con rabbia e dolore; ma esaltato dal cuore.

Mario De Vivo