
Firenze
- Carlo Ciapetti, radioamatore, lo sentirono oltre l’oceano.
Aveva 28 anni quel 4 novembre del 1966 e fu il primo a dare la notizia
dell’alluvione a Firenze.
Alle ore 5,30 di quel giorno l’Arno, gonfio di acqua scura e fangosa,
tracimò dalle spallette invadendo strade, case, negozi, musei, chiese e
biblioteche. Nella città tagliata e silenziosa, senza telefoni né corrente,
con gli apparecchi radio istituzionali fuori uso, la sua voce coordinò
l’attività nei punti nevralgici della città, tenne viva la comunicazione con
il resto del Paese.
Grazie all’aiuto di volontari arrivati da tutta Italia e dall’estero, le
opere d’arte furono in molti casi salvate, recuperate, e Firenze tornò alla
normalità in un periodo certamente più breve di quello che si era previsto.
Fu un lavoro globale, di solidarietà epocale in cui i volontari si
distinsero per l’enorme sforzo fisico e solidale, che garantirono senza
alcuna tregua. Li definirono “Angeli del fango” ed oggi la città ha potuto
riabbracciare una novantina di loro, commossi dal presente ed
orgogliosamente uniti dalla forza del ricordo.
La giornata è iniziata alle 9.30, in Duomo, con la santa messa celebrata dal
cardinale Ennio Antonelli in ricordo delle vittime dell’alluvione. A dare il
benvenuto ai presenti, parlando dall’arengario di Palazzo Vecchio, e’ stato
Ettore Rosato, sottosegretario al ministero dell’Interno. Rosato ha salutato
con calore i vigili del fuoco «in servizio oggi e in servizio quarant’anni
fà», gli uomini dell’Esercito e i tanti volontari che accorsero a Firenze.
Rosato ha ringraziato in maniera altrettanto calorosa le centinaia di ex
’’angeli del fango’’ che hanno accolto l’invito del Comune, del Consiglio
regionale e della giunta regionale della Toscana a partecipare al raduno
internazionale in occasione dei 40 anni dall’alluvione.
«E’ stato un dramma che colpi’ la Toscana, l’Italia e il mondo ma vide
tante persone lavorare con passione e coraggio per la ricostruzione di
Firenze. La citta’ e il nostro paese sono grati a voi’», ha concluso Rosato.
Il sindaco Leonardo Domenici ha poi ringraziato,a nome della città, i
volontari che da tutto il mondo arrivarono a Firenze, assieme all’Esercito,
per salvare il patrimonio artistico e culturale. «Oggi si respira lo stesso
clima, lo stesso coinvolgimento emotivo di 40 anni fa. Oggi si sente ancora
nell’aria quella solidarieta’ che arrivo’ a Firenze da tutto il mondo.
E questo clima ci fa capire -ha aggiunto Domenici- che di solidarieta’ ce
n’e’ ancora tanto bisogno. Non siamo qui solo per celebrare a ricordare.
Vogliamo anzi lanciare da Firenze, citta’ universale, un messaggio chiaro e
semplice: partire dalle tragedie, dalle calamita’ naturali per ricostruire,
per far nascere un modo diverso e migliore per tutti noi». A conferma della
volontà che parte da Firenze, il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro
Scanio, ha firmato il decreto del Piano Strategico Nazionale per la
mitigazione del rischio idrogeologico del 2006. Si tratta d’interventi in
venti regioni per un impegno complessivo di 220 milioni di euro. Il sindaco
ha infine letto il messaggio inviato dal Presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano, che ha ringraziato tutti coloro arrivati a Firenze per
le celebrazioni dell’anniversario del ’66.
Erano presenti il vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli e le
massime autorità regionali e cittadine.
Appena varcato il portone di Palazzo Vecchio, per partecipare alla cerimonia
ufficiale del quarantennale, Rutelli e’ stato avvicinato da un uomo di circa
60 anni, il quale ha voluto stringergli la mano. «Sono stato io a salvare il
Crocifisso di Cimabue, sono stato io a portarlo in salvo», ha detto l’
“angelo del fango”. Rutelli, commosso, ha colto l’occasione per dichiarare:
«Sono orgoglioso di voi tutti, avete fatto una grande opera». L’immagine del
capoluogo toscano è stata modellata dai simboli di quarat’anni fa. Tutti i
ponti di Firenze hanno cambiato colore, animati con videoproiezioni e
spettacolari installazioni di luce. Macchine da fumo e apparecchi laser sul
Ponte alle Grazie, simulano l’altezza dell’Arno nel ’66, fra Ponte Vecchio e
Ponte alle Grazie. Anche la facciata di Santa Croce è stata illuminata con
l’altezza raggiunta dall’acqua in quei giorni. Per alcuni istanti, come
allora, fotoelettriche hanno fatto brillare i monumenti da Piazzale
Michelangelo. Una gigantesca proiezione sotto la Loggia dei Lanzi trasmette
emozioni e ricordi da piazza della Signoria.
Le foto dell’artista Bubi Orlandi campeggiano con 20 pannelli sui Lungarni.
Una simulazione di soccorso a Ponte Vecchio, con una vettura e due persone a
bordo lanciate nell’Arno, ha esaltato i presenti sulle capacità dei Vigili
del Fuoco, peraltro ricordati e premiati per il duro lavoro sopportato nei
giorni dell’alluvione. Un convegno pomeridiano è servito per illustrare il
piano provinciale d’emergenza ed il sistema regionale di Protezione Civile,
commentato dal capo dipartimento della presidenza del Consiglio dei Ministri
Guido Bertolaso.
Durante il convegno il sindaco Domenici ha consegnato un riconoscimento al
figlio di Carlo Maggiorelli, dipendente dell’acquedotto travolto dalle acque
mentre era in servizio. L’attore Marco Paolini ha allestito uno spettacolo
specifico dal titolo ”4 novembre ’66. La guerra grande dell’Arno”, un testo
del toscano Francesco Niccolini. Insieme a Paolini sul palco anche Sandro
Lombardi e l’attrice toscana Anna Meacci. Lo spettacolo è una cronaca di
quei momenti: incalzante, minuto dopo minuto. Di come in ventiquattro ore
piovve l’acqua di 100 giorni, di come le dighe furono aperte, di come la
città non fu avvertita. Un lungo racconto affidato, oltre che alla voce di
Paolini, alle testimonianze dell’epoca, per ricostruire una storia di vita
sociale, di dolore e di umanità. Lo spettacolo è stato seguito da tutti i
cittadini anche sul maxischermo allestito in piazza Santa Croce che ha
proiettato in diretta dal Teatro Verdi. E poi il ricordo del Maggio Musicale
Fiorentino, con il concerto aperto alla cittadinanza: la ”Petite Messe
Solennelle” di Gioacchino Rossini, una pagina particolarmente toccante e
celebrativa dell’intera opera rossiniana.
Perché la città non dimentica ed è pronta a rivivere la sua storia. Con la
forza di un ricordo che, a Firenze, è stato scritto con rabbia e dolore; ma
esaltato dal cuore.
Mario De Vivo